Cuadro de texto: Tra l’altro la      metafora dell’ ”idraulico polacco” ha reso e rende bene la natura quasi ancestrale e sicuramente   irrazionale di una serie di paure e timori diffusi  nelle opinioni pubbliche europee e, temo, sempre più difficilmente estirpabili.
Dall’altra parte del campo la situazione non appare migliore. Il Partito Socialista è in crisi di identità e di definizione ideale e programmatica dall’uscita di scena di Jospin. Tale crisi, che si protrae ormai da quasi cinque anni, ha di fatto lasciato campo libero a settori e forze a sinistra, anche interne ma       soprattutto esterne al partito, a vocazione           protestatoria, ideologica, fortemente demagogica e nazionalista.
L’assenza di un forte soggetto riformista ed        europeista del socialismo europeo in Francia sta, tra l’altro, sottraendo alla democrazia di quel paese l’opportunità di preparare una credibile alternativa di governo in vista del prossimo appuntamento elettorale presidenziale.
Il radicamento poi della forza politica di Le Pen non fa quasi più notizia. Parliamo di un partito e un candidato che alle ultime presidenziali è giunto al ballottaggio raggiungendo circa il 20% dei        consensi. Considerato tale quadro, che si           sovrappone a  quello storico senza scalfirne la   validità di alcune traiettorie costanti e fondamentali della storia francese, è già quasi un miracolo che i si abbiano ottenuto circa il   40 – 43 % dei         consensi.
L’esito di tale voto, inoltre, pone la definitiva pietra tombale, ove mai ve ne fosse stato ancora il      bisogno, sulla “sana egemonia” dell’asse franco – tedesco in Europa. E il dramma più grande è che nessun nuovo “asse”, gruppo di Paesi o associazione di leadership europee sembra in grado di subentrarvi. Certamente non l’Italia, e neanche la Gran  Bretagna o la pur volenterosa ed euro      entusiasta Spagna di Zapatero.

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Che fare ora? Immaginare che si possa andare avanti senza la Francia è irrealizzabile: non funzionerebbe mai la formula di una Costituzione “per molti ma non per tutti” né giuridicamente né politicamente.

Continuare con il processo di ratifica, sperando che non si manifesti alcun effetto domino, facendo poi un bilancio quando entro fine 2006 tutti i 25 avranno  detto la loro, sembra l’unica strada percorribile.

Ma se nuove bocciature venissero da altri Paesi    fondatori – proximamente si votara in Olanda e poi in    Lussemburgo – o da altri “grandi” come Gran         Bretagna e Polonia, allora il valore simbolico e       concreto di tali scelte diverrebbe drammaticamente diverso, e tutto il processo costituente dovrebbe     essere in    qualche modo profondamente revisionato se non  addirittura accantonato.

Una considerazione finale. Una Ue ferma alle regole di Nizza, alla Pesc quale massimo sforzo unitario in politica estera, all’attuale assetto istituzionale con 25 Presidenti del Consiglio Europeo che ruotano ogni sei mesi, senza personalità giuridica e con una Commissione che rischia di      arrivare a 50 membri, sta rinunciando a giocare alcun ruolo significativo sia nelle relazioni transatlantiche sia  sullo scenario internazionale più complessivo.

Che tale triste destino sia poi deciso proprio dalla Francia appare quasi una beffa della storia. Di fatto Parigi rafforza, con la sua scelta, l’unilateralismo americano nel campo occidentale e quindi, almeno per ora, anche nel mondo

 

 

 

 

 

gpittella@europarl.eu.int

 

 

 

Cuadro de texto: Gianni Pittella 
Secr. Gral. de la Delegación
Italiana en el Grupo PSE 
del Parlamento Europeo

FUNDAEUROVEIN2003@YAHOO.ES

CONTACTO@FUNDAEUROVEIN.ORG

http://www.fundaeurovein.org

On. GIANNI PITTELLA:  è nato in Basilicata nel 1958, nell'80 è il più giovane Consigliere Regionale d'Italia, nel 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati, Fondatore e Direttore della Rivista "Il Segno Mediterraneo".

Nel 1999 è stato eletto Deputato europeo, aderito al Gruppo PSE - Democratici di Sinistra. Nel 2004 é stato reeletto come Eurodeputato ed é nell´attualitá il Responsabile Nazionale DS degli Italiani all´Estero.